I CONCERTI DI S. MARTINO 2020    19ᵃ edizione 

Ritornano i Concerti di San Martino 

fra Tolmezzo e Cercivento

Dio, creando l'uomo a sua immagine e somiglianza, ha posto nel suo
cuore il desiderio della conoscenza del tutto, del grande,
dell'Assoluto. Con l'Assoluto l'uomo troverà se stesso e l'occasione
per elevarsi e placare la sua insaziabile sete del tutto, nella
sorgente divina del bello, del buono e della gioia. La Musica, la
"Grande Musica", è una delle strade che portano al " Gran mare
dell'essere", all'oceano della bellezza, della bontà della gioia, dove
da sempre aleggia lo Spirito Divino. In essa confluisce anche il
principale dualismo della Scolastica medioevale, il Dio immanente
"dentro di noi, più forte di noi" di S.Agostino ed il Dio trascendente
della sublime e beatifica contemplazione del "Doctor Angelicus",
Tommaso d'Aquino. Iniziatore di questo processo di sintesi è
Palestrina che costruisce il suo contrappunto fondendo la pacata
monodia gregoriana con quella polifonia d'ispirazione fiamminga
che pur continuatrice dell'apollinea visione divina, piano piano,
attraverso i Gabrieli di Venezia, Monteverdi e Carissimi ci porterà a
Bach. E se Palestrina con la sua musica dischiude la visione estatica
dell'eterna verità, J. S. Bach ne amplifica la visione interiorizzando la
radiante sfera dell'Arcano "motore immoto", per vivere la Somma
potenza creatrice soggettivamente, in quel "dentro di noi" che
l'afflato divino trasforma in commozione e vibrazione umana. Bach
innalzandosi con la potenza del suo genio ad una sfera di
universalità celeste ed umana, opera quella sintesi del grande
dualismo teologico medioevale che l'atteggiamento dell'arte in
generale, nei suoi rapporti con la fede, non è mai riuscita a
raggiungere. L'arte delle grandi civiltà del passato si è nutrita
abbondantemente nella religiosità dei suoi popoli, per cui parlare di
arte profana significherebbe disconoscere la maternità fideistica del
suo fine creativo. Nel contesto dell'Europa cristiana, l'arte in tutte
le sue manifestazioni non può prescindere dalla fede in un Dio
sommo artefice che, additando all'uomo l'eternità, lo spinge a creare
il bello seppure intriso a volte di passionalità e di dramma. La
musica dei grandi, dai quattro "evangelisti" Vivaldi, Haendel, Scarlatti
e Bach alla trinità musicale di Haydn, Mozart e Beethoven ed ai
romantici tutti fino a Verdi, esprime quella radiante forza
d'intelligenza e di azione che il Creatore ha posto nel cuore
dell'uomo, per cui La "Jupiter" di Mozart, "l'Appassionata" di
Beethoven e la Passione secondo S.Matteo di Bach, sono gradini
eguali di quella scala d'oro dantesca per la quale la contemplazione
si eleva a Dio. L'uomo smarrito del nostro tempo, alla ricerca di se
stesso oltre la materialità e la quotidianità della sua esistenza,
accostandosi all'arte consolatrice della musica può rompere quel
cerchio dell'effimero, dell'inquietudine e dell'insoddisfazione che
impedisce alla sua anima di "gire a farsi bella", salendo la scala
d'oro della felicità e della bellezza, che ci conducono al fine ultimo:
la verità che dietro vi si cela.

Di color d'or, in che raggio traluce
Vid'io uno scaleo eretto in suso
Tanto che nol seguiva la mia luce.
(Paradiso - XXI)

Giovanni Canciani



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